Fiat, sì delegati Fiom,ma senza legge no impegni Italia 



TORINO - I delegati della Fiom possono tornare nelle fabbriche, ma la Fiat senza una legge sulla rappresentanza sindacale non garantirà l'impegno in Italia. Dopo la sentenza del 23 luglio della Corte Costituzionale, il Lingotto scrive al sindacato guidato da Maurizio Landini per comunicare che accetterà la nomina dei suoi rappresentanti sindacali. Con un avvertimento: l'intervento legislativo ''è ineludibile'', una ''condicio sine qua non per la continuità stessa dell'impegno industriale di Fiat in Italia''. Parole pesanti che arrivano proprio nei giorni in cui cresce il pressing sugli investimenti a Mirafiori: il 30 settembre scade la cassa integrazione straordinaria e il futuro dello stabilimento è del tutto incerto, così come non sono chiare le prospettive di Cassino. ''La Fiom rientra in fabbrica dalla porta principale'', commenta Landini che chiede all'azienda ''di rimuovere tutte le discriminazioni'' e di affrontare ''il vero nodo: il futuro produttivo e occupazionale del Gruppo in Italia''. Parla di ''scelta responsabile'' della Fiat il viceministro dell'Economia, Stefano Fassina, che auspica ''un clima diverso dal passato, che si archivi una stagione che ha avuto momenti negativi e si apra una fase in cui insieme l'azienda e tutte le forze che rappresentano i lavoratori spingano nella stessa direzione, per rilanciare la produzione a Torino e in Italia''.

Il presidente della Commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi, considera invece ''pericolosa'' una legge sulle relazioni sindacali. Osserva il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi: ''Un grande paese come l'Italia, settima-ottava potenza economica, non puo' perdere l'industria automobilistica. Quindi, dobbiamo tutti sederci al tavolo e trovare le condizioni affinche' la Fiat continui la propria attivita' in Italia. Abbiamo sottoscritto un accordo importante sulle rappresentanze sindacali al quale dobbiamo dare dei contenuti, ma e' una buona base di partenza''. Tutti i sindacati chiedono alla Fiat il rispetto degli impegni assunti. ''Gli accordi che noi abbiamo fatto con Marchionne li abbiamo sempre rispettati e quindi pretendiamo che Marchionne li rispetti'', afferma il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, per il quale ''in Italia fare affidamento su una legge è una chimera. Gli unici che possono garantire gli accordi sono i sindacati che li hanno firmati, questo per la Fiat deve essere sufficiente''. Anche per il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, ''gli investimenti vanno rispettati, non possono essere subordinati a un intervento legislativo pur importante e necessario'', mentre il segretario generale della Fim, Giuseppe Farina, ritiene che siano necessarie sia regole certe sia investimenti. Roberto Di Maulo, numero uno del sindacato autonomo Fismic, parla di ''situazione molto grave'' e accusa il governo Letta di ''assoluta inettitudine sui problemi reali del Paese''. Il segretario generale dell'Ugl, Giovanni Centrella, auspica che ''il governo si renda conto della gravità della situazione e si impegni concretamente affinché non venga lasciato nelle mani di Fiat un alibi per andarsene dall'Italia''


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